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AI, bella senz’anima!

Quelle sfumature chiamate emozioni che una macchina non può cogliere
Autore
Urania Frattaroli

Negli ultimi tempi lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale ha avuto una crescita spaventosa. Come spaventose stanno diventando le prospettive di alcuni lavori. Già, perché l’AI è stata progettata per pensare, apprendere ed agire come gli esseri umani, ha accesso ad una quantità di informazioni che non tutti potremmo possedere e soprattutto offre risultati in tempi brevissimi e spesso in modo gratuito.

È forse il caso che copywriter e grafici inizino a pensare ad un piano B? L’automazione si fa sempre più matura e consapevole tanto che le sue competenze possono superare facilmente i limiti e gli errori umani. Anche se qualcuno potrebbe affermare che l’errore è qualcosa da comprendere, è naturale proprio perché umano.

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Quelle sfumature chiamate emozioni che l’AI non può cogliere

Ma non disperiamoci, almeno per il momento. Se pensiamo al lavoro del copywriter, che richiede creatività, pensiero critico e la capacità di raccontare storie e messaggi persuasivi, riusciamo a tirare un respiro di sollievo. Perché se è vero che l’AI riesce a produrre buoni testi, nel senso grammaticale, sintattico e semantico è anche vero che (ancora) non possiede quella creatività e quelle sfumature necessarie per produrre testi spontanei e scritti con coinvolgimento emotivo.

Ed è qui che l’uomo vince, superando quel confine non calcolabile e indipendente dalla quantità di informazioni a disposizione: quel confine che allontana l’uomo dall’AI sono le emozioni. Uno degli aspetti fondamentali dell’esperienza umana, difficili da replicare in senso univoco. Eh sì, perché per fortuna e in diversi casi, la scrittura emotiva prevede la consapevolezza di sé come anche l’elaborazione delle esperienze e dei contesti di vita.

E questa sembra essere una prerogativa tutta umana. Gli esseri umani provano una miriade di emozioni complesse, che vengono elaborate in diversi modi a seconda della propria esperienza e sono influenzate dai costrutti mentali, dall’ambiente fisico in cui si vive, dal tono di voce da assumere e dalla propria singola ed autentica modalità espressiva: l’anima.

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L’anima è difficile da replicare

Nonostante l’AI sia in grado di riconoscere ed elaborare i dati relativi alle emozioni, come l’analisi del linguaggio naturale, il riconoscimento facciale o la rilevazione del tono della voce, l’AI non ha la capacità di provare o comprendere le emozioni in modo autonomo.

Le emozioni sono soggettive e totalmente personali: in questo l’AI incontra diverse difficoltà nel comprendere quelle sfumature emotive presenti in un determinato contesto sociale o culturale. Anche se le macchine riescono a simulare alcune emozioni, non sono in grado (ancora e ci auguriamo mai) di sostituire completamente l’esperienza umana, autentica e complessa. Un elaborato testuale non a carattere informativo, come anche un disegno o una grafica realizzati grazie all’elaborazione del pensiero, dei ricordi e delle esperienze, non saranno forse perfetti ma riflettono la compiutezza di un percorso conoscitivo antropico.

L’animo umano non è il risultato di un algoritmo, la sua espressione è unica e concatenata ad un’esperienza personale. È indubbio credere che questo articolo sia stato scritto con quel trasporto emotivo tipicamente umano.

O forse no?

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